Smetana – Quartetto per Archi No. 1 “Dalla mia vita”

Il Quartetto per archi n. 1 “Dalla mia vita” di Smetana (1876) non si ferma alla sola musica. Racconta la storia della sua vita, dai sogni giovanili al momento devastante in cui ha perso l’udito.

Un cambiamento nella vita di Smetana

Bedřich Smetana (1824 -1884) era stato un compositore molto conosciuto durante la sua vita. Si guadagnò un grande nome nella musica ceca con diverse opere, come la sua La sposa venduta. Negli anni ’70 dell’Ottocento, però, un disastro colpì la vita del compositore. Iniziò a perdere l’udito, un effetto collaterale della sifilide. Verso il 1874, si ritrovò completamente sordo. Invece di arrendersi, nel 1876 riversò le sue emozioni in questo quartetto, rendendolo uno dei primi pezzi da camera a raccontare una storia personale.

Un nuovo tipo di musica da camera

La maggior parte dei quartetti d’archi seguiva rigide regole musicali, ma Smetana le reinterpretò in base all’emozione pura, trasformando questo quartetto in qualcosa di personale. Invece di scrivere un quartetto per il semplice fatto di seguire una struttura musicale, lo rese programmatico, raccontando una storia (e che storia: la sua!) attraverso la musica.

Questo era un fatto raro nel mondo della musica da camera, rendendo questo pezzo un precursore di opere successive di altri compositori, che a loro volta usarono quartetti d’archi per esprimere esperienze personali.

Una vita in quattro movimenti

Ogni parte del quartetto rappresenta una diversa fase della vita di Smetana.

  1. Allegro vivo appassionato: appassionato e drammatico, questo movimento parla della sua giovinezza, piena di ambizione e amore per la musica. Il tema principale, suonato dal violino, è un motivo audace e discendente, che suggerisce determinazione.
  2. Allegro moderato alla polka: una polka vivace e piena di energia, che cattura la gioia della sua prima parte di carriera e l’emozione delle tradizioni popolari ceche.
  3. Largo sostenuto: un movimento profondamente emozionale, con un’aria di tristezza ma anche di calore. Riflette la prematura perdita della sua prima moglie e dei suoi figli.
  4. Vivace: inizia in modo allegro, ricalcando il suo successo artistico. Poi, improvvisamente, una nota MI acuta (suonata dal violino) irrompe nell’armonia. È il suono dell’acufene nelle orecchie di Smetana che segnò l’inizio della sua sordità. Da lì, la musica diventa più cupa, tutti gli animi positivi sono scomparsi.

Ricezione e influenze

Il quartetto fu presentato in anteprima privata nel 1878 a Praga, con Antonín Dvořák alla viola, alla presenza di un ristretto gruppo di amici di Smetana. La ricezione fu tiepida, poiché a quel tempo un quartetto scritto in stile programmatico, lontano dalla struttura classica, era considerato molto inusuale.

Smetana in seguito scrisse anche un secondo quartetto, ancora più sperimentale, ma la sua salute stava rapidamente deteriorandosi. “Dalla mia vita” rimane la sua opera da camera più famosa, un potente promemoria che, nonostante stesse perdendo l’udito, poteva continuare a creare musica meravigliosa, come ad esempio il suo capolavoro Má vlast (1874-1879).

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